Читать книгу Il Conte Di Edgemore - Amanda Mariel, Christina McKnight - Страница 5

CAPITOLO 1

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Inghilterra, 1816


“Dannazione,” Carstine Greer imprecò mentre la caviglia si torceva. Si sedette sul terreno ghiacciato al lato della strada, inspirando bruscamente per il dolore. Prendendola dagli orli tirò su la gonna per controllare la ferita.

“Ah,” grugnì mentre liberava il piede dallo stivale. Ogni movimento mandava spiacevoli scosse di dolore dalla caviglia, salendo per la gamba. Fissò il gelido sentiero, causa del suo dolore.

Mettendo da parte lo stivale, Carstine passò le dita sulla pelle gonfia e rossa della caviglia. Nonostante il dolore che ne sarebbe seguito, Carstine si costrinse a muovere prima le dita e poi il piede.

Bene, nessuna frattura, solo un gran dolore. Di sicuro aveva una brutta distorsione.

Scommise che non sarebbe successo se i suoi genitori l'avessero fatta rimanere in Scozia.

Perché diavolo sua madre fu così insistente nel farla andare in Inghilterra. Non le importava della società inglese, né aveva fretta di sposarsi. Non era contraria al trovare marito, ma non vedeva ragione di non poterlo fare nella sua terra. Un brav’uomo scozzese le sarebbe andato bene, pensava mentre rimetteva con attenzione lo stivale.

Il rumore degli zoccoli la distrasse dalla sua pena, e guardò verso la strada ricoperta di neve. Qualcuno avanzava verso di lei a rotta di collo. Vide di sfuggita il gentiluomo che la superò, le code del suo abito svolazzanti, fermare il suo cavallo e andare verso di lei.

Carstine lo fissò imperturbabile. Era alto e muscoloso, con larghe spalle, mascella forte e curiosi occhi blu incorniciati in folte ciglia. L’uomo sedeva esperto sopra un grande cavallo castano. Davvero un bell’esemplare–sia il cavallo che il cavaliere.

Carstine sorrise lievemente e annuì allo straniero.

L’uomo annuì a sua volta prima di spostare l’attenzione alla sua caviglia. Aggrottò le sopracciglia, esaminandola. “Siete ferita.”

“Si.” Annuì imbarazzata mentre finiva di sistemarsi lo stivale. “Sono scivolata sul ghiaccio. È solo una piccola slogatura. Nulla di serio.”

L’uomo scese da cavallo. Si avvicinò a lei con lunghi passi sicuri. “Mi permettete di scortarvi a casa?”

Carstine scosse la testa. Non era pazza abbastanza da montare a cavallo con uno sconosciuto. Di sicuro non in un paese a lei familiare. “Non devo andare lontano. Fox Grove è dietro la curva. Riesco a vederla da qui,” disse Carstine.

“Sciocchezze,” insisté, sorridendole. “Blake Fox, Conte di Edgemore, al vostro servizio.” Fece un’inchino. “Siete la nuova cameriera di Lady Minerva?”

Carstine socchiuse gli occhi. L’uomo mostrava una sorprendente somiglianza con Lady Minerva. Il colorito era diverso, ma la forma a mandorla degli occhi e gli zigomi alti erano esattamente gli stessi. Si schiarì la gola. “È un piacere incontrarla, mio signore, ma temo vi sbagliate riguardo Lady Minerva.”

“Sciocchezze.” Agitò la mano. “Mia sorella reclamerebbe la mia pelle se lasciassi la sua cameriera fuori al freddo, e ferita. Venite.” Allungò la mano verso di lei.

Cameriera? La parola risuonava nella sua mente, e Carstine strinse gli occhi. Cosa gli faceva pensare che fosse una serva? Guardò la gonna bagnata e gli stivali infangati. Poteva essere un po’ trasandata, ma non era una cameriera.

“Non siate testarda.” Lord Edgemore mosse le dita impazientemente. “Venite, vi aiuto a montare a cavallo.”

“No.” Carstine scosse la testa. “Non viaggerò con voi.”

“Ma certo che lo farete. Siete al servizio di mia sorella, e quindi una mia responsabilità.” Fece un passo avanti, la brezza fresca muoveva le ciocche dorate che pendevano alle sue spalle. “So che voi scozzesi siete abituati al freddo, ma congelerete se starete fuori a lungo.” La prese per un braccio e la spinse su. “Non siate testarda.”

Le guance di Carstine s’infiammarono. Scattò via alzandosi in piedi- “Ve l’ho già detto. Non è nulla. La vostra assistenza non è necessaria.”

Si sentiva insultata,e non poteva fare a meno di essere arrabbiata. E cosa centrava l’essere scozzese? Pensava fosse meno di lui per il suo retaggio? Ha deciso che fosse una serva solo per questo?

Voleva chiarire le sue convinzioni, lo aveva nella punta della lingua. Ma il pensiero di vedere il suo compiacimento crollare una volta fatte le dovute presentazioni la tentava, per cui non disse nulla.

Meritava un castigo, e l’imbarazzo che ne sarebbe derivato. Inoltre, si sarebbe deliziata degli scomodi momenti che avrebbe sofferto. Un sorriso si allungò sulle labbra immaginando lo sguardo che senza dubbio avrebbe fatto.

Era proprio cattiva.

Carstine strillò mentre il conte la sollevò e la mise sulla sella. Lo fulmino con lo sguardo, digrignando i denti. “Non viaggerò con voi.” Iniziò a scendere dal cavallo, scivolando dalla sella. “Non potete costringermi.”

Lord Edgemore la prese per la vita, tenendola ferma. “Oso dire che non capisco la vostra obiezione. Né mi importa. Non vi lascerò congelare, né vi permetterò di peggiorare la ferita camminando con quella caviglia.” Diede uno sguardo allo stivale. “Verrete con me.”

“No…”

“È un ordine.” La mise saldamente in sella. “E vi avverto, non accetterò ulteriori scuse.”

Carstine sospirò, irritata. “Allora guiderete il cavallo,” gettò le redini verso di lui. “Mentre camminate.”

Fu soddisfatta nel vedere il conte Edgemore prendere le redini e guidare il cavallo verso Fox Grove. Il lord l’aveva si insultata, ma su questo aveva avuto la meglio. Sapere che ancora non era finita migliorò il suo umore.

Carstine volse l'attenzione al paesaggio, rilassandosi sulla sella. Presto avrebbe avuto la sua vendetta.

Il Conte Di Edgemore

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