Читать книгу I drammi de' campi - Emilio Raga - Страница 7
III.
ОглавлениеSe fosse dato a ognuno di far correre il tempo a seconda de' propri desideri, la vita, dall'età della ragione all'ora della morte, non sarebbe che un breve passo. Finalmente vennero quelle penultime vacanze tanto desiderate, e l'ora in cui il giovane potè montare la sua storna, e seguito da due campieri, mettersi in via per S. Giovanni.
La villetta gli apparve all'uscir dalla gola della Ferma, imporporata da' raggi del sole in sul tramonto. Come gli batteva il cuore! come parvegli interminabile quel breve tratto di via che doveva ancora percorrere per arrivarci! Che faceva lei in quel momento?… Se era al terrazzino poteva riconoscerlo alla cavalla…. Come la troverebbe?… s'era mutata?… Oh, se non l'avesse a guardar più negli occhi con quella dolcezza di paradiso che faceva di lui il più felice degli uomini!
E una voce interna gli diceva, che stesse tranquillo, la sua Lola sarebbe stata con lui come per il passato, che cessasse dal dubitare, essa l'amava. E quella villetta in mezzo ad un bel verde, circondata sin dove l'occhio arrivava, da stoppie gialle, tramezzate qua e là da favuli bruni, da vigneti, da qualche boschetto, gli sembrava un vero Eden, dove, con quell'Eva, si sarebbe potuta passare la vita intera nelle voluttà dell'amore.
Al paesetto sonava l'Angelus quando il ponte di legno che accavalcava il piccolo borro, secco in quella stagione, risonò sotto lo scalpitare delle cavalle. S'internarono in una viottola ripida tra due siepi di rose d'ogni mese, si curvarono sul collo delle cavalle per evitare i rami del famoso moro, e poco dopo, per il viale de' castagni, sbucarono nella spianata. Due grossi mastini si slanciarono abbaiando; una fanciulla, con un cucito in mano, s'affacciò appena nel terrazzino e rientrò vivamente arrossendo: Giovanni però l'aveva veduta.
Le solite feste dello zio Alessio e della zia Costanza non mancarono; non mancò il solito invito fatto sempre con la solita frase: «questa volta, spero, vorrai passare alcuni giorni con noi;» gli offrirono vino, gli offrirono caffè. E don Alessio cominciò a darsi moto; s'affacciò alla terrazza, urlò con quanto n'aveva in canna allo stalliere di menar nella stalla la cavalla del signorino; s'adirò anche perchè non l'aveva già fatto, e lì un diavoleto: poi rientrò, andò, come soleva a dir le sue ragioni alla sorella, e senz'attender risposta, nell'anticamera ad affacciarsi all'uscio della scala e chiamar Elisabetta che portasse i lumi…. A quel buon vecchio entrava il diavolo in corpo ogni volta che arrivava il nipote!
Lola intanto non compariva, e il giovine n'era proprio indispettito: via, dopo un anno quasi che non lo vedeva, avrebbe dovuto essere un pochino più sollecita: non avrebbe fatto l'istesso lui…. no certo…. ma lui l'amava, e lei chi sa….
Ma quel suo monologo interno fu interrotto in punto dalla comparsa della fanciulla…. Oh, quanto s'era fatta più bella! S'avanzava con una certa esitazione, con un certo imbarazzo, i quali davano una grazia nuova al suo corpo grande e ben formato che non mancava di flessuosità e d'eleganza, mettevano in quel caro visetto un non so che, che lo rendeva adorabile. Non erano i suoi occhi no, che l'ingannavano, o la dubbia luce della sera, s'era fatta più bella.
Gli si fece incontro, e gli strinse la mano tutta commossa, e gli domandò notizie dello zio, della zia, di lui, con le solite carezze nel tono della voce, e negli occhi. Già ora egli si chiariva del perchè di quel ritardo: l'aveva vista di volo nel vano del terrazzino, ma poteva giurare che in luogo di quel nastro celeste, su' suoi capelli c'era un fazzoletto a scacchi rossi e neri…. e il lembo dello sottana, ch'era scomparso rapidamente, gli pareva di vederlo ancora, non era grigio per certo: e quella cipria sul viso…. no, essa non adoperava la cipria ogni giorno. Dunque s'era fatta bella per lui. E una viva tenerezza aveva già cacciato il dispetto, quel brutto dispetto che gli aveva fatto fare il proponimento d'andarle incontro tutto gaio e indifferente, e d'indirizzarle un complimento che voleva essere anche un frizzo.
Quella sera anche padre don Giuseppe, che gli era stato sempre antipatico, non gli parve più, quello. Quando il prete comparve sulla soglia dell'uscio con un «buona sera a tutti quanti» che rintronò la stanza come il mugghio d'un toro, e un «oooh, don Giovannino! ben arrivato!» direttogli con tutt'e due le mani stese, il giovine confessò a sè stesso d'essersi ingannato sul conto suo: via, in quel faccione d'appoplettico, non si poteva negare, una certa espressione di di bontà c'era, e quell'alta persona, dalle membra enormi, non aveva proprio quell'andatura stupida d'un bruto che l'aveva colpito altre volte. Spesso l'aveva pensato, spesso aveva esternato quel suo pensiero in famiglia: «quel prete m'ha tutta l'aria d'un birbante» aveva giudicato leggermente. I suoi occhi grigi, lucenti come acciaio brunito, eran duri…. ma egli poteva anche affettarla quella durezza…. quanti non c'è che hanno il ticchio di mostrarsi diversi da quel che sono! ne aveva conosciuti lui di quelli che si studiavano a farsi una cera burbera, mentre in fondo eran gli uomini più buoni del mondo….
Ma venne l'ora della partita, e don Alessio non transigeva: si preparò il tavolino, con il lume, le carte, e le solite fave per gettoni; i due avversari presero posto l'uno di faccia all'altro, motteggiando; donna Costanza sedette al suo con la calza.
—Coppe.
—Bastoni…. Danaro.
—A lei. E al tono della voce, e al modo che don Alessio pronunziava quel «a lei» si capiva che cominciava a stizzirsi.
—Bastoni…. Sei di napoletana.
Il solito pugno di don Alessio, le solite recriminazioni.
I due giovani, in piedi vicino al tavolino, se ne stettero un pezzo a veder giocare: si guardavano sorridendo all'escandescenze del vecchio. Quando donna Costanza s'alzò, chiamata dalla serva tutta in faccende per il nuovo ospite, prima l'una, e poi l'altro, vennero nel terrazzino. Giovanni rientrò a prendere due sedie, e sedettero.
Era una sera senza luna, con un bel cielo stellato.
L'arma mi sentu nnesciri
canticchiava lo stalliere con voce di canna fessa, e per la campagna silenziosa vibravano i tocchi lenti della campana del paese, la quale annunziava un'ora di notte.
—Questo è il momento…. pensò Giovanni: e il cuore gli si mise a battere come se volesse saltargli fuori dal petto. Pensò e ripensò a una frase tanto per cominciare il discorso, ma non gli riuscì di trovarne: il suo cervello era vuoto. Si stizzì, si rimproverò d'essere uno scolaretto, un uomo dappoco. Fu lei, che, con la sua voce melodiosa, ruppe quel silenzio imbarazzante.
—Ti sei divertito a Palermo?
—No…. cioè…. così così…. Esitò ancora un poco, poi, per uscire da quel ginepraio, si mise a parlare di teatri, di serate deliziose passate alla villa, di scampagnate fatte con amici, di bagni….
La fanciulla aveva inarcate le sopracciglia. Non stava certo in pena il signorino lontano da lei…. E in un lampo intravvide la figura della figliuola del negoziante, com'essa aveva cercato di rappresentarsela le tante volte pensandoci, dal giorno che aveva sentito dire qualche cosa in proposito. Essa andava certo ai bagni…. Giovanni l'aveva vista…. non lo diceva, il perchè era chiaro! alla sola idea che il giovine avesse potuto veder colei nell'acqua, ricoperta d'un semplice velo di mussolina, le si strinse il cuore. Oh, no, non approvava che le signore, e in ispecie le ragazze, andassero a bagnarsi con gli uomini; lei ne sarebbe morta di vergogna.
E glielo disse secco secco.
Ma lui, non essendosi accorto di quel mutamento repentino nel viso, e nelle maniere della cugina, le dava la berta. Via che c'era di male, tutte lo facevano: era uno de' tanti pregiudizi che l'uso avrebbe finito col cancellare.
—La moda, cara mia, la moda,… E parlò della moda, e poi di passeggiate e d'equipaggi. Egli voleva incoraggiarsi con quel diluvio di parole; però non ci riusciva.
—E tu, disse infine quand'ebbe esaurito anche quel tema, com'hai passato il tempo?
—Al solito, rispose lei: qui, lo sai, non ci si può divertire certo come a Palermo.
E disse quest'ultime parole con un leggiero tono d'amarezza.
Allora il giovane si accorse di quella sua cera brusca, e ne fu proprio sgomento. Che aveva dunque!… che le aveva fatto!… Non era molto, essa lo guardava con la solita dolcezza, n'era sicuro…. Perchè allora? Non ci si raccapezzava. E maledisse in cor suo la disgrazia che lo perseguitava. Qual più bella occasione di questa? Ora era perduta completamente: egli non aveva il coraggio di dirle una mezza parola di amore vedendola a quel modo. E mise un sospiro, e si contentò di guardare con la coda dell'occhio la manina che la fanciulla aveva abbandonata sul grembo. Se non fosse stato per quella diavoleria a lui ignota, forse a quell'ora stringerebbe tra le sue quella manina gentile e graziosa.