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IV.

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Al Lido.

Lungo quel tratto del Lido ove sorgono, allineate sull'arena, le capanne dello Stabilimento dei bagni, dando a chi le vede dall'alto l'idea d'un villaggio abissino, era, nel caldo pomeriggio di luglio, come un brulichìo d'alveare. Donne e fanciulli in succinto vestito da nuoto si rincorrevano per la spiaggia, si ravvoltolavano nella sabbia, diguazzavano nell'acqua che toccava loro appena l'anca o il ginocchio, si spruzzavano a vicenda fra gridi allegri e risate sonore. I bagnanti più tranquilli, che avevano fatto la loro immersione al mattino, o che non la facevano mai, paghi d'una cura d'aria e di sole, stavano intanto dinanzi alle loro capanne a godersi la brezza del mare, gli uni sonnecchiando e dondolandosi sui lunghi seggioloni di vimini, gli altri stringendosi in crocchio a mormorare del prossimo. Ma alla vivacità della scena contribuiva sopratutto la folla variopinta e sempre rinnovellantesi dei visitatori che passavano, con volubilità di farfalle, da questo a quel crocchio; signore eleganti e giovinotti cincischiati, profumati, azzimati all'ultima moda, come si conviene a degni campioni della cretineria cosmopolita. Portavano essi in giro le cronache galanti, scandalose, ridicole dello Stabilimento e della città, e la pianta del pettegolezzo fioriva dietro di loro come, dopo la rugiada, fioriscono sui campi le margherite.

Sulla soglia d'una delle ultime capanne, ove il chiasso giungeva molto attenuato, sedevano due signore di nostra conoscenza, la Valeria Inverigo e la Diana Varedo.

—C'è un gran movimento quest'anno al Lido—disse la madre.

—Troppo—rispose la figliuola.—Ci si starebbe così bene se non ci fosse gente.

La signora Valeria sorrise.—Cara mia, non possono mica tener aperto lo stabilimento apposta per noi.

—Lo so, ma penso che sarà difficile persuadere Alberto a venir qui un'altra estate.

—O che vorrebbe restar nelle vacanze a Torino?

—No; credo ch'egli preferirebbe d'andar in montagna, in un posto quieto.

La signora Valeria, ordinariamente così calma, scattò infastidita.—Per lavorare e farti lavorare come un cane?… Ci vada lui nel posto quieto, e ti lasci per un mese qui a riprender lena…. Perchè, già non te lo nascondo, hai l'aria stanca, affaticata.

—Se dacchè sono a Venezia non faccio nulla!

—Sei da una settimana, e ci vuol altro!… No, abbi pazienza… È un sistema sbagliato. Le donne non son nate per logorarsi sui libri… E quando avrai figliuoli….

—Se ne avrò….

—Spero bene che ne avrai… E allora…

—Allora—disse pronta Diana—i figliuoli andranno in prima linea… Ma—ella soggiunse per mutar discorso—a che ora si dev'esser sulla terrazza?

—Basta alle sette, mi pare. A meno che tuo marito non anticipi e non venga a prenderci.

—No, egli sa che il pranzo è ordinato per le sette e mezzo. Non si farà aspettare ma non anticiperà.

—Il resto della comitiva—ripigliò la signora Valeria—si disponeva a partire da Venezia col vaporino delle 6.40.

—Mi dispiace—notò Diana—che la presenza dei Nocera sarà una sorpresa per Alberto.

La signora Valeria si annuvolò in viso.

—Non capisco l'antipatia di Alberto per i Nocera. A ogni modo, io non li avevo invitati; non avevo invitate nemmeno le Duranti; volevo che si desinasse qui in famiglia, tu e tuo marito, mio fratello ed io. Invece jeri le Duranti, oggi sul tardi i Nocera mi hanno avvertita che sarebbero dei nostri. Non potevo usar loro uno sgarbo. Del resto, l'Adelaide Nocera, perch'è con lei che l'avete, avrà i suoi difetti, ma è tanto simpatica, tanto buona…

—Troppo buona—replicò Diana con un filo d'ironia.

—A badare alle ciarle del mondo….

—Via mamma, non puoi negare ch'ella porti in trionfo la sua intimità con lo zio Gustavo.

—Si conoscono da bambini… sono cresciuti insieme.

—Eppure assai pochi credono che si tratti di un'intimità fraterna—replicò la Varedo.

—Sembra che il consiglier Nocera sia uno di quei pochi—disse la madre.—Ne soyons pas plus royalistes que le roi.

Diana si strinse nelle spalle.

—Per me—seguitò la signora Inverigo,—ho la massima, in mancanza di prove, di accettar sempre l'interpretazione più benevola.

—Tu sei un angelo, mamma, ma qualche volta anche la soverchia indulgenza ha i suoi inconvenienti.

—Tutti gli eccessi ne hanno; ciò nondimeno io preferisco l'eccessiva indulgenza all'eccessiva severità.

Tacquero entrambe, nel timore di lasciarsi sfuggire una frase pungente, di guastar bisticciandosi la dolcezza ineffabile di quei giorni che stavano insieme. E, in fondo, ognuna delle due sentiva che l'altra aveva una parte di ragione. La signora Valeria non aveva visto con piacere il ritorno della Adelaide Nocera a Venezia, nè approvava ora nell'Adelaide e in Gustavo, già maturi d'anni, il riaccendersi di una passione colpevole che pareva sopita dal tempo e dalla lontananza; ma il suo affetto per l'amica, la sua tenerezza pel fratello la facevano pronta ad accorrere alla difesa de' due traviati. La Varedo, dal canto suo, trovava che suo marito era talora troppo ispido ed intollerante ma non voleva riconoscerlo, non voleva tradire nemmeno coi prudenti silenzi, quei rigidi principî che, nel suo pensiero, erano il fondamento della famiglia e della società. Perciò, nel caso presente, ella stava in guardia contro sè stessa, contro la simpatia che le inspirava lo zio Gustavo, sopra tutto contro il fascino che quella sirena della Nocera esercitava intorno a sè.

Mancavano dieci minuti alle sette e la folla dei bagnanti, incalzata dall'ora, risaliva frettolosa, simile a fiume che risale il suo corso, verso il piazzale dello Stabilimento o verso lo stradone di Santa Elisabetta, chi per prender il tram a cavalli, chi per fare una breve passeggiata fino al vaporino. Sul suono smorzato dei passi affondantisi nella sabbia, sul fruscìo leggiero delle vesti, sul confuso borbottìo delle voci si levava qualche nota squillante: appelli e risposte, richiami e saluti:—Presto, presto!—Buon divertimento!—Buon viaggio!—arrivederci stasera in piazza!

—Vuoi che ci moviamo?—chiese la signora Valeria alla figliuola.

Diana assentì.—Moviamoci pure.

Si alzò per la prima, si avvicinò alla madre e le diede un bacio in fronte, quasi a scancellare l'impressione delle parole di poco fa.

S'avviarono lentamente, a braccetto.

La signora Valeria guardava con ansiosa sollecitudine il volto pallido e l'andatura stanca di Diana. No, una settimana di riposo non l'aveva rimessa in forze e anzi ell'era piuttosto peggiorata che migliorata d'aspetto dopo il suo arrivo a Venezia. Tutto si sarebbe spiegato con una certa ipotesi molto ragionevole e naturale, ma Diana seguitava ad affermare che quell'ipotesi non aveva fondamento, e il medico di casa, fin che non si presentano nuovi sintomi, stava anch'egli tentennante fra il sì e il no.

La fiumana della gente s'ingrossava lungo il cammino; la ritirata aveva apparenza di fuga.

—Non avete furia voi altre?—dissero alla signora Inverigo e alla

Varedo alcune persone di conoscenza.

—No, restiamo qui a pranzo.

—Buon appetito, allora.

—Grazie.

Protetta dalle dune la spiaggia era avvolta nell'ombra, ma chi toccava il sommo dell'erta sabbiosa doveva ripararsi dai raggi quasi orizzontali del sole, ed era bello, levando gli occhi in su, veder quella folla gioconda emerger nella luce, e sfavillar le tinte chiare degli abiti estivi, e aprirsi gli ombrellini delle signore come fiori che sbocciano d'improvviso. Più bello però, dalla parte del mare, era lo spettacolo delle barche peschereccie che sfilavano lontano ricevendo anch'esse, sulle vele bianche, rosse, gialle, turchine, l'ultimo saluto del sole, mentre la liquida superficie, increspata da una brezza leggera, prendeva, nel roseo tramonto, tutti i colori dell'iride.

—Oh brave!—esclamò Gustavo Aldini quando sua sorella e sua nipote comparvero sulla terrazza.—Ero lì lì per venire a sollecitarvi. Tranne Alberto, che non può tardare, siamo au grand complet.

Le due Duranti col rispettivo consorte e padre, l'Adelaide Nocera col consigliere marito mossero festosamente incontro alle nuove arrivate.

—Si voleva venire in massa a farvi visita—dichiarò l'Adelaide—ma l'ingegnere disse ch'era meglio attendervi qui.

—La nostra capanna è così piccola—spiegò la signora Valeria—che ci si sta appena in due.

—Sono troppo piccole e troppo affastellate quelle capanne. Non c'è libertà—soggiunse la Nocera.

Il consigliere ch'era un po' sordo si fece ripetere la frase.

Era un uomo corto, grosso, di tipo volgare.

—A proposito—egli chiese ridendo sguaiatamente—è vero che signori e signore passeggiano sulla spiaggia in semplice accappatoio?

—Ma no, che idee!

—A ogni modo—disse la Duranti madre, che era una signora pudibonda—è una promiscuità scandalosa. C'è tanto rigore, ed è giusto che ci sia, nell'interno dello Stabilimento per conservare la divisione de' due riparti, e poi nelle capanne si lasciano stare insieme i maschi e le femmine.

—Ma le capanne son fatte per le famiglie—notò il marito, intendente di finanza a riposo.

—Già—riprese il consigliere Nocera con la solita arguzia sopraffina.—E se vogliamo la famiglia dobbiamo voler l'unione dei sessi. Ih, ih!

—Son tutte caricature, tutte ipocrisie—sentenziò la ragazza Duranti.—E pensare che si pigliano questi fastidi per noi, per tutelare la nostra innocenza!… Bella innocenza! Con quello che si vede, che si sente e che si legge!

Il consigliere le slanciò uno sguardo d'incoraggiamento.

Invece la signora Susanna, la madre—Olga—ammonì, sgomentata—Olga!

Quella figliuola da qualche tempo aveva una libertà di linguaggio!

—Ebbene—domandò l'Adelaide Nocera a Diana, tirandola alquanto in disparte e cingendole amorevolmente con un braccio la vita;—come va? Ti giovano i bagni?

Non aspettava più i quarant'anni, l'Adelaide, ma era sempre una bella brunetta dai grandi occhi vivaci, dalla folta capigliatura nera, dalla persona svelta, piena di grazia e d'armonia. E aveva, nel vestire, un istintivo buon gusto che i lunghi soggiorni in piccole città di provincia non avevano potuto alterare e che destava l'invidia, l'emulazione, la rabbia delle mogli dei colleghi.—La più elegante magistrata del Regno d'Italia—la aveva proclamata Sua Eccellenza il commendator Farioli, Primo Presidente d'una delle nostre Corti d'Appello. E nessuna Cassazione aveva osato annullar la sentenza.

—Se mi giovano?—disse Diana rispondendo alla interrogazione della Nocera.—Uhm! Io li faccio per compiacere alla mamma, ma credo che lascino il tempo che trovano. Ha una gran fede nei bagni di mare, lei?

—Secondo i casi.

—Lei non li fa?

—Io preferisco la doccia… Ma non ti vuoi proprio decidere a darmi del tu?

Diana arrossì. Non solo non si voleva decidere; ma era anzi ferma nel proposito di attenersi al lei che, seppure usato da una sola delle due parti, bastava a impedir la troppa dimestichezza. Ella balbettò qualche scusa. Non riusciva ad avvezzarsi… L'era stato sempre difficile, in tutte le occasioni, perfino con le sue coetanee…

—Non crederai mica che voglia atteggiarmi a tua coetanea—replicò, ridendo, l'Adelaide Nocera.—Lo so che posso esser tua madre; ci corron pochi anni tra la Valeria e me… Ma hai principiato a vedermi ch'eri una bambina. Ti rammenti quando ti portavo in collo?

—Dopo è partita.

—Partita, tornata, ripartita. Solo l'ultima volta sono rimasta assente per un gran pezzo senza interruzione. T'avevo lasciata in sottane corte, e t'ho trovata quasi alla vigilia delle nozze. E con lo sposalizio per la testa non avevi agio da badare a quella che un tempo chiamavi la zia Adelaide. Ero diventata per te la signora Nocera; t'incutevo, sembra, una gran soggezione, io che non ho mai dato soggezione a nessuno!… E il bel tu confidenziale s'era perso per via… Ma t'eri quasi impegnata a ripigliarlo dopo il matrimonio, te ne rammenti?… Se no, bisognerà che mi metta in sussiego anch'io e che ti faccia tanto d'inchini, e che dica:—Signora Varedo, come sta?

—Oh, questo poi, ci mancherebbe altro!

Diana era sulle spine. Cedere non voleva a nessun costo, ma non voleva nemmeno manifestar le vere ragioni del suo rifiuto. O come mai la Nocera, con la sua fama di donna intelligente, certe cose non le capiva da sè? E se le capiva, perchè insisteva?

Per fortuna anche in quel momento capitò una provvida diversione.

—Diana! Signora Adelaide! Valeria! Signora e signorina Duranti!

Era la voce dell'ingegnere Aldini che desiderava l'approvazione dei commensali circa al posto ov'egli aveva fatto apparecchiare la tavola.

—Qui si vede benissimo il mare e si è nello stesso tempo più riparati dall'aria—egli spiegò.—Se però preferite avvicinarvi alla ringhiera…

—No, così va perfettamente—risposero, a una voce, le signore interrogate.

Indi seguì una serie di esclamazioni ammirative.

I coniugi Varedo

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