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Il coraggio delle donne in Guerra
Prefazione dell’interprete
ОглавлениеCirca 20 anni fa, il 9 maggio, quando era ancora viva mia nonna, veterana della Seconda guerra mondiale Ofelia Bagdasarovna Barsegyan (Kolomiets), andai a visitarla viaggiando da Mosca a Krasnodar. Mi ricordo che ci trovammo in cucina e lei mi preparò i varenichi con le ciliege (ravioli russi) e io stetti al tavolo a bere il mio caffè di fronte a mia nonna e guardai la Parata della Vittoria alla TV. “Che strano” – pensai – “La parata si svolge a Mosca e io invece sono qua a casa di mia nonna a guardarla alla televisione… E allora!? Cosa mi importa della parata se il veterano più importante è qui vicino a me? Non ho bisogno degli altri!”
A quel tempo i miei pensieri erano patetici e allegri e ora, dopo tanti anni, sono tristi. Mi piacerebbe guardare di nuovo questa parata con lei… anche se ha sempre guardato in silenzio la trasmissione e non ha mai commentato nulla. Non ho mai capito perché fsse così severa e silenziosa. Perché tutto questo rigore e senso di tragedia, ora si può e si deve vivere in modo più leggero e più divertente… Ma come fai a praticarlo se hai visto e vissuto i tragici momenti che mi ha raccontato?
Mi ha detto che all’età di dieci anni ha dovuto lavare le bende insanguinate in un ospedale militare. Equando i soldati dai loro letti le gridavano allegramente: Tofik! Balla! lei girava e ballava e per questo le veniva data una caramella. La portava a casa alle sue sorelle più giovani: ognuna di loro, a turno la succhiava un po’ e la passava alle altre. Difficoltà inimmaginabili ai nostri giorni!
Una parata è senz’altro una cosa pazzesca! Ti ispira orgoglio per tutto il potere mostrato sulla Piazza Rossa! Ma il valore e l’agire dei prodi può essere di diverso tipo. Non tutti di loro si possono presentare in TV addirittura sulla Piazza Rossa! Per esempio, la madre di mia nonna, Vart Mkrtychevna Barsegyan, mettendole un sacco pesante sulla schiena le disse: “Ecco un sacco di carbone per te, portalo a casa! Ma guarda, non toglierlo dalla schiena e non fermarti! Se ti fermi a riposare, non raccoglierai più la borsa!” e lei una bambina, camminava, si urinava addosso per la stanchezza e camminava per molti chilometri senza fermarsi, prima di arrivare a casa.
La Guerra non ha il volto di una donna, si dice in Russia. Ma allora quale, se non quello di un viso femminile? Gli stereotipi di genere vanno bene quando non ci sono i problemi ed è ora di cena. Ma quando tu sei una ragazza con i capelli ricci, carichi le bombe da 150 kg sul tuo biplano, affondi un coltello nel fianco dello stupratore per proteggere i tuoi figli, spari al nemico o porti un gran peso, la borsa lungo tua la strada, è come se non fossi più la debole donna rifugiata in cucina. La guerra invece ha un volto molto femminile, un volto molto triste, pieno di lacrime e sangue. La vittoria in questo caso ha un volto maschile. Gli uomini forti sono stati condotti sulla Piazza Rossa e queste donne con borse sulla schiena sembravano vergognose di mostrarsi. Certo, non sono loro che hanno vinto la guerra. Ma come ha scritto l’autore di questo libro neanche le incredibili Streghe della notte sono state inviate a sfilare sulla Piazza Rossa.
Coloro che combattevano sono sicuramente eroi di una battaglia sacra. Ma coloro che hanno dovuto masticare gomma dalla fame, marcire nei campi di concentramento, morire sotto tortura, vedere con i propri occhi le atrocità nei confronti dei loro vicini, non essendo in grado di voltare loro le spalle o dimenticarli tutti. Per mostrare il coraggio di tutti loro non è sufficiente nessuna piazza.
Lasciamo quindi che questa opera letteraria sia un monumento al loro onore e valore, che probabilmente non avremmo mai appreso se non fosse stato per la nobiltà degli individui che hanno ritenuto degno di mostrare le loro imprese attraverso questa serie di racconti.
Quando ho saputo dell’intenzione del mio caro ed egregio amico Gianvincenzo Cantàfora di scrivere una storia dedicata alle nostre famose Streghe della notte, che terrorizzavano le truppe aeree della Wehrmacht, volando sui loro biplani giocattolo – Polikarpov, soprannominati “Pannocchia”, ho risposto con gratitudine alla sua richiesta di tradurre questo monumento di grande valore in russo. Sebbene ci siano molte storie sulla loro impresa, sono pochi coloro i quali, non essendo cittadini del nostro paese, avrebbero trovato il tempo e il desiderio di prestare attenzione alla loro impresa. E ora nel periodo nel quale, all’estero, è imperante la cultura della cancellazione di tutto quanto sia russo, questo atto ha un significato ancora più prezioso per me e più notevole per il mio paese e mi inchino profondamente per il suo approccio e Coraggio!
La saggezza è sempre un segno di una natura indipendente. È facile essere orgogliosi di ciò che appartiene alla storia della tua nazione, è un dovere civico di tutti. Ma quando qualcuno al di fuori del tuo paese lo fa, parla della sua nobile educazione e della sua anima profonda! Una persona del genere diventa, per così dire, parte della stessa prodezza, portando con orgoglio una torcia accesa davanti alla storia.
Per quanto tragici siano gli eventi descritti nel libro, mi hanno dato un’idea: il male non è mai assoluto. Sempre nel profondo dell’abisso infernale c’è almeno una piccola debole scintilla di verità che non svanirà mai. Ognuna di queste scintille inestinguibili è la lucentezza non sbiadita degli occhi delle donne su entrambi i versanti della guerra.
Lavorando sulla storia delle eroine sovietiche in tempo di guerra, siamo giunti alla conclusione che valeva la pena bilanciarlo con storie di imprese femminili e dall’altra parte del conflitto. Dopotutto, non può essere che assolutamente tutti siano infettati dal fanatismo di un falso percorso ideologico, come nei paesi fascisti. E c’erano persone che non erano d’accordo con la dottrina della falsa dottrina della superiorità di alcune nazioni rispetto ad altre, costrette, tuttavia, a sopravvivere nelle immediate vicinanze della Chimera velenosa e respirare con essa l’unica aria avvelenata che produce. Chissà chi è stato nella difficolta più grave in quel momento? Dopotutto, i cittadini di quel paese non avevano nemmeno la possibilità di un’altra scelta! E la patria, come sappiamo, non viene scelta. Scegli i tuoi ideali e le regole della vita. Cosa hanno che fatto le eroine di questo libro che vivevano su entrambi i versanti della guerra.
Il padre di Gianvincenzo, capitano di artiglieria Duilio Cantafora prestò servizio nell’esercito italiano, ma anche allora capì chiaramente l’inutilità e l’errore della politica governativa di quei tempi. Nei suoi diari, che racconteremo sicuramente nei prossimi libri, ha condiviso sinceramente le sue opinioni e i suoi rimpianti su ciò che stava accadendo. I partigiani, il movimento di Resistenza, le persone anonime e soprattutto le donne ridotte in condizioni di mera sopravvivenza hanno cercato di contrastare questo caos.
Per approfondire il motivo per cui le donne italiane sono morte, la sorella di Gianvi, Maria Cristina Cantafora, famosa autrice italiana, si è unita al lavoro. Maria Cristina e Gianvincenzo hanno raccontato nelle pagine di questo libro che le donne italiane che erano diventate vittime inconsapevoli del fascismo e poi del nazismo e anche coloro che non riconoscevano i valori brutali e bestiali indotti a loro, non erano d’accordo e non cedevano a false idee, ma furono costretti anche tacitamente a sopportare tutte le sofferenze inferte dell’Idra del Terzo Reich e i suoi ministri dalla testa di serpente.
Coloro che oggi si lamentano del loro destino dovrebbero essere i primi a leggere queste storie e coloro che pensano di non essere in grado di cambiare la loro situazione e sono costretti a sopportare la dura realtà dovrebbero conoscere ciò di cui le persone sono capaci nel momento più terribile dell’esistenza del mondo. Le possibilità dell’uomo sono infinite, sebbene vane, finché non ci aiuta Dio.
⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ Svetlana Dogadkina