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SALIRE IN ALTO Poesie 1975 - 2005
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Nera pantera lucida, dall'uno all'altro mobile,
salta e si ferma con le fauci spalancate, immobile
fissando dal suo rosso il bimbo attonito che appena
volta gli occhi alla cosa palpitante nella casa,
ne la penombra, e sa che quella è il diavolo.
Nessuno attorno, il bimbo non ha voce.
LUCE!
Si desta il bimbo accanto al petto del suo babbo
ed ascolta la favola,
la bellissima favola
di Peter che volava e non voleva
crescere mai;
e la spalla del padre si fa un'isola
e il piccino s'invola
a pugnare su in alto con Uncino e ancora in alto.
Quasi trent'anni son passati e l'uno
prova a essere l'altro.
QUANDO ANCHE NOI
Quando anche noi saremo nel momento
dâaver dietro l'omega e innanzi l'Alfa
vorremo avere nel bagaglio d'aria
quanto ti porti adesso che, contento,
sali mirando il quieto occaso spento.
Più aperta ancòra viene la speranza
nella scoperta che finisce mai,
ora che il primo doloroso e lento
mondo hai lasciato, e non poteva dare
che un seme. Stretti in questo camposanto,
noi, dell'ALBERo TuO, teniamo il pianto
e innalziamo le fronde, per amare
tua eternità : ella il dolore serra
e, palpitando, piano lo sotterra.
LI SAI QUEI SOGNI?
Li sai quei sogni dove sei per casa,
la casa vecchia, e dentro una persona
cara ti vedi che sapevi spenta?
Mi sono desto, pensi, e sei contento
vuoi sentirle la voce, t'improvvisi
a dir piccole cose
e lei, che ti sa tacito, non dice
quasi che nulla, come se sorpresa.
Dopo, il risveglio è come un nuovo lutto
e un po' ti filtra con la luce il dubbio
di Sigismondo.
T'alzi pensando all'altra casa vuota.
Giovani affetti nella nuova trovi
e il caffè.
VISITA
Veleggia lieto, quasi, nella Grazia
il giusto morto; quasi, ché non sazia
è la sua forma, tesa
ai suoi vivi, ai colori
ai sapori di casa.
Chiede un minuto, di riavere i cari
che lo vedano...
L'HA!
Scende rotando in cerchi ventilati
verso la casa, all'ora meridiana.
Seggono al desco i cari, alla finestra,
la buona moglie, i figli e le famiglie,
ragionano di lui. Ha come agli occhi
una stilla di lagrime
una goccia di nuvole. S'apprende
più più nell'aria in forma d'uomo, ai vetri.
Ah! Fuggon tutti.
LIBERO!
Risplende lieto nella piena Grazia
e Cristo ne sorride mitemente.
SALIRE IN ALTO
Lungo Po nell'estate in mezzo a un prato
rotto che s'apre più lontano al colle
e il cuore vi disperde,
hai sentito la voglia di giacere
nel bell'ampio del verde:
salire in alto alla collina, avere
nulla da dire; il vento che discende
lasciar correre via
che porti qualche atomo con sé
colto dal viso;
posare in un sorriso come cosa
che vede e si riposa, farsi verde
come stelo lanciato a toccar nuvole,
se dal basso lo miri,
e sull'erba che docile scomponi,
fare canzoni.
A FIANCO DEL BIMBO IMMOLATO AL DIO
Carthago ignara d'ombra nella chiara
luce dell'ampio sole,
con le stanche sue forme che riduce
il vento e interra alle deserte rive,
mi si pronuncia che dal molo vivo
vengo al sepolto. Da proteso nodo
di lingue mercatanti mi sviluppo
altalenando un falso antico lume
nell'aria e nel sospeso
tempo mi annodo,
là dove Baal piega sotterra il corpo
al peso d'impetrati dèi latini.
A fianco del fenicio
mite bimbo votivo
m'indoro e cresco
PARENTESI
Sfatta la notte, l'ora
più non ombreggia seta.
L'alba nascente è una presenza, quieta
Essenza docile
pare vi posi
languore trepido
che tesse luce.
Subito cangia e ancora non comprendi
l'impossibile aurora moltiplicata;
e ti respira l'anima, incantata
vacanza della pena del tuo tempo,
tempo perduto nell'infinità .
SUBITO DOPO UNA STRAGE
âDov'è, mamma, dov'è il mio volto tondo
i miei riccioli belli,
il corpicino che cresceva forte?
Dove i giochi d'estate e il fratellino
che tenevo per mano?
C'è solo fumo, mamma, e le macerie;
e tu, dove sei tu dal viso chiaro
dolcissimo ridente?
Ti sento qui e non vedo la tua graziaâ.
âVieni, cara, Giannino ho già vicino.
Saliamo insieme in sempre più elevate
e ämpie spire
e cerchiamo chi sia
che ci troncò nel nome di contorti
mondi di morte:
s'egli dorme stanotte, nell'amore
gli scoccheremo al cuore il suo rimorso;
poi saliremo al Posto del Vittime
senza guardare al babbo; attenderemo:
non potremmo piegarci a un solo soffio
di pena più di questa.
Torneremo più avanti a rimirarlo,
a rallegrarci che il passare amico
dei giorni l'abbia almeno un po' placato,
e attenderemo nell'eterna estate
che, finito il suo tempo, ci ritorniâ.