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LA FIORITA
LA RONDINE

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I

E fu tra i campi e stie’ su l’altipiano

Dore, sonando. Ed ecco che un susino

bianco sbocciò sul verzicar del grano.


Come un sol fiore gli sbocciò vicino

un pesco, e un altro. I peschi del filare

parvero cirri d’umido mattino;


d’un bel mattino a nuvilette chiare

rosate in cima, che dall’Alpi d’oro

guàtino ancora palpitando il mare.


Usciano le api. Ed or s’udiva un coro

basso, un brusìo degli alberi fioriti,

un gran sussurro, un favellar sonoro.


Dicean del verno, si facean gl’inviti

di primavera. Per le viti sole

era ancor presto, e ne piangean, le viti,


a grandi stille, in cui fioriva il sole.



II

Nell’aia, sotto un prugno, sur un mucchio

di piote, egli chiamò le rondinelle,

Dore, col flauto di castagno in succhio.


Le voci fuori ne traea più belle

e più lontane. Ed ecco che su l’aia

vide due rondini alïare snelle.


Svolar le vide sotto la grondaia,

e poi sparire; e ritornar più tante,

tornare in quattro, in otto, in dieci, a paia.


E stava sotto il prugno tremolante

di bianchi fiori, tra il girar veloce

di tante nere rondinelle sante.


(Avean Gesù pur consolato in croce!)

Forse mancava a casa lor qualcosa:

parlavan alto, tutte ad una voce…


E su la soglia ecco che venne Rosa.



III

Torna la rondine! È fiorito il prugno!

Il prugno è in fiore, in succhio è già il castagno

Quale, di marzo, quale è in fior, di giugno.


Rosa tenea nel gomito il cavagno

pieno di ghiomi. Stette fissa al grido

del buon ritorno. Ognuna, il suo compagno!


L’albero ha il fiore e la rondine il nido.


Nuovi poemetti (1909)

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