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PARTE SECONDA
Come finì la collana

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Se io non avessi scritto soltanto per alleggerire il peso dell'anima mia la pietosa storia di Daria, ma mi fossi lasciato andare a pubblicarla sotto forma di racconto, come tanti fanno oggidì, che invitano nella loro intimità il maggior numero di persone ad udire i piccoli casi della loro vita, più di un lettore si sarebbe domandato dove mai fosse andata a finire quella collana, adorna di uno smeraldo, che Daria gettò in viso a Sterpoli quando affrontò Clauss all'Alhambra, la sera prima della sua morte. Capisco anche che a molti altri l'omissione di questo particolare sarebbe passata inosservata; tanto più che oggi la moda vuole che l'arte del romanzo e della novella sia trattata sinteticamente, a grandi linee, tutta stretta intorno alle cose essenziali e necessarie, senza quel cumulo di descrizioni minute e di inutili particolarità che usavano i romanzieri d'un tempo, quando gli uomini non avevano la fretta che hanno adesso e l'arte narrativa non aveva dato ancora tanti grandi scrittori. Ma per me, la fine di quella collana dallo smeraldo ha un'importanza grandissima, e non posso assolutamente passare sotto silenzio la sua breve storia.

***

Quando Daria si strappò dal collo quella collana e la scagliò con ira contro Clauss, colpendo invece Sterpoli in pieno viso, la collana cadde ai piedi di Sterpoli tra molti cuscini disseminati sopra il tappeto, e là rimase, dimenticata da tutti. Chi volete che pensasse a quel gioiello, per quanto esso fosse prezioso, quando ora sappiamo fino a che punto tutti noi, presenti a quella scena, fossimo intimamente sconvolti, e più di ogni altro Clauss, il quale pure all'apparenza sembrava conservare intera la padronanza di sè medesimo? Sterpoli certo non si curvò a raccoglierlo, mezzo acciecato com'era, e poi non ne ebbe il tempo, perchè se ne fuggì ad inseguire Daria, come abbiamo veduto. Clauss non lo raccolse egualmente, perchè egli avrebbe dato uno smeraldo mille volte più grosso e luminoso di quello per un bacio di Daria, e certo non importava nulla a lui di sapere chi lo avrebbe raccolto e chi se ne sarebbe impadronito. Io non lo raccolsi, perchè dimenticai subito che la collana fosse caduta fra quei cuscini, mentre più d'ogni altro l'avevo ammirata sul candore niveo della gola di Daria. Poi Clauss ed io ce ne eravamo andati, lasciando gli altri ancora seduti sui divani, e gli avvenimenti che seguirono la notte e il giorno dopo ci condussero pur troppo lontani dal ricordo di quel disgraziato gioiello. Quelli che rimasero dopo la nostra partenza avrebbero ben potuto ricordarsene, non solo perchè dovevano essere molto più calmi di noi, ma perchè, discorrendo ancora a lungo tra loro della scena che s'era svolta sotto i loro occhi, avrebbero dovuto anche soltanto incidentalmente parlare della collana e quindi pensare di raccoglierla. Sta di fatto che assai tardi, a notte molto inoltrata, quei giovani chiesero i loro pastrani e le loro tube al guardarobiere, e se ne andarono facendo pronostici sulle possibili conseguenze dell'avvenimento che s'era prodotto quella sera. E la collana rimase fra i cuscini, là dove era caduta.

Il perduto amore

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