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Capitolo III
Un po' di storia antica

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La Roma dei poveri

50. Leggere e tradurre il seguente testo in russo:

La Roma dei poveri

A Roma, per norma generale, i colli erano riservati a coloro che avevano i mezzi per farsi erigere un'abitazione individuale; sia che appartenessero alla categoria dei ricchissimi, come gli abitanti del Palatino, о che appartenessero al settore agiato della plebe, che occupava l'Aventino durante la Repubblica. Ai poveri restavano le valli che si stendevano tra i colli; e più precisamente quella del Velabro tra il Campidoglio e il Palatino, a sud del Foro, e quella della Suburra, tra il Viminale e l'Esquilino, a nord del Foro. Quando ebbe inizio questa importante migrazione le valli erano ancora paludose e malsane. Il Foro stesso non era stato che una vasta palude, in parte prosciugata dopo l'età regia grazie alla costruzione della Cloaca Massima. I quartieri bassi erano fangosi e costituivano un focolaio per il diffondersi di malattie. Il popolino doveva quindi lottare contro la malaria, contro i terremoti, frequenti a quell'epoca, e contro le inondazioni, quasi annuali. Per esempio l'inondazione del 54 a.C. fu delle più crudeli: l'acqua giunse tanto in alto che i muri delle case, costruite in mattoni, ne restarono imbevuti e crollarono. I morti furono numerosi. L'inverno, il gelo, l'estate, il diffondersi dei microbi contribuivano ugualmente a moltiplicare le vittime, e il periodo di caldo era quello in cui la mortalità era più alta. A differenza dei ricchi, i poveri non avevano i mezzi per trascorrere questi mesi soffocanti in campagna.Al giorno di oggi, allorché visitiamo ciò che resta di Roma antica, constatiamo che marmo e pietra avevano un posto predominante tra i materiali da costruzione. In realtà l'uso del marmo non si diffuse che nel II secolo a.C., ed era ancora riservato agli edifici pubblici e alle case dei ricchi. Prima dell'introduzione del marmo, Roma era una città fatta interamente di legno, poi di mattoni. Questi erano i materiali che venivano usati per edificare le case dei poveri; e si spiega perché, sovente, crollassero о bruciassero interi edifici. I loro abitanti, se scappavano, si ritrovavano per la strada. E allora, proprio perché era necessario fornire un alloggio a tutta questa plebe urbana, sorse l'idea di costruire degli immobili composti di più piani, anche perché era impossibile farsi ulteriore spazio fra i colli. Sembra che questi immobili fossero poco solidi. Cicerone dice che i piani superiori sembravano sospesi al di sopra di chi vi passeggiava sotto e che i muri erano tanto sottili che una tempesta abbastanza forte era sufficiente a farli crollare, come accadde nel 60 a.C. Una volta ricostruiti, gli appartamenti venivano affittati a prezzi che si facevano con il passare del tempo sempre più esorbitanti. Ma la necessità dettava la legge: alla morte di Cesare (44 a.C.) la plebe urbana rappresentava una popolazione di cinquecentomila persone su un totale di settecentomila. Inutile dire quanto scomodi e squallidi fossero questi alloggi. Quanto all'igiene!… Basta pensare che queste costruzioni non possedessero latrine e che bisognava vuotare il proprio vaso da notte in un tino posto sotto la scala… a meno non si preferisse gettarne il contenuto dalla finestra!

È facile immaginare l'aspetto di questi quartieri popolosi. Le strade sono particolarmente strette e tortuose. Quando Roma, nel 390 a.C., venne distrutta dai Galli invasori, lo stato venne in aiuto alla riedificazione ma pose come condizione che avvenisse nello spazio di un anno. Tutti si misero all'opera senza darsi la minima preoccupazione di un piano regolare d'assieme. Il risultato fu che il centro di Roma divenne un vero labirinto.

Piaceri torbidi, sovrappopolazione, miseria e violenza: i vicoli della Roma dei poveri sono il teatro di una lotta incessante contro la morte, contro l'oppressione, contro la malattia. Per questo misero popolino ciò che conta è dimenticare la precarietà della vita. I giochi d'azzardo, anche se ufficialmente vietati, e anche fuggevoli. Non è un caso che Suburra sia il quartiere dove si pratica la forma più degradante diprostituzione. Ma il luogo più frequentato della feccia del popolino è di sicuro la taverna. Ce ne sono moltissime nei quartieri popolari, così come nei pressi dei luoghi di spettacolo: teatri, circhi, anfiteatri. D'altra parte i tavernieri fanno le loro provviste da sacrificatori che vendono loro pezzi degli animali sacrificati. A volte, sotto l'Impero, loro acquistano presso l'anfiteatro pezzi di cervi о di cinghiali che hanno fatto la loro comparsa nell'arena. Questa carne a buon mercato migliora i lupini, i piselli bolliti, le fave о i cavoli che costituiscono il cibo abituale dei clienti di queste taverne.


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