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Raffaella lanciò a Sandwell un'occhiata carica di dolore.

"Conosci il loro motto? INRI. ‘Iustum Necar Reges Impios´ e significa ‘é permesso distruggere o sradicare re, governi e governanti eretici ed empi.’ Ora lascia che ti si imprima nel cervello. É stato mio zio, un cardinale che ha dato la sua vita per essere sicuro che il segreto dietro a questo libro, insieme con il messaggio sulla carta dei tarocchi raggiungesse il mondo esterno. Attraverso te. Devo sillabartelo di nuovo?"

Sandwell ebbe un'idea.

"Tuo zio aveva una cassaforte, una cassetta di sicurezza o qualcosa del genere?"

"No, che io sappia, ma è possibile.”

“Allora dobbiamo cercarla."

Esaminando l'intero ufficio, i quadri furono rimossi dal loro posto e gli armadietti spostati.

"Nulla," sospirò Sandwell, dopo aver cercato ininterrottamente per circa mezz'ora. "Abbiamo guardato ovunque per due volte. Se è qui, è nascosta dannatamente bene."

"Forse è logico, ripensandoci," disse lei. "Un cardinale non dovrebbe avere nulla da nascondere."

"Sbagliato!"

Sandwell, che aveva esaminato per la terza volta i cassetti della scrivania estrasse un foglio da sotto una pila di lettere.

"Cosa abbiamo qui? Sembra che tuo zio nascondesse qualcuno dei suoi affari loschi."

"Vediamo."

Raffaella venne a controllare le sue scoperte sporgendosi sopra alla sua spalla, permettendo a Sandwell di cogliere l'aroma del suo profumo.

"Acqua di Parma."

"Scusa?"

"Il mio profumo. Noto sempre quando le persone cercano di indovinare cosa indosso."

Sandwell arrossì. Senza dubbio il suo profumo era molto meno pericoloso dell'Acquetta di Napoli che aveva ucciso suo zio.

"É una lettera," indicò col capo. “Scritta da mio zio al capo del clero, la gestione giornaliera della Società. C'è —"

Alla luce della lampada da tavolo vide le sue pupille allargarsi.

La Società Del Diavolo

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