Читать книгу Racconti di fantasmi. Edizione in Italiano - Alexandra Kryuchkova, Ар'лан ис'Дрекхэм - Страница 16
Parte I. AMAMI ORA!
8. Il Monte Kailash
ОглавлениеPrendemmo un taxi per l’aeroporto di Sheremetyevo. L’autista, una guida turistica allegra e loquace, conosceva diverse lingue straniere, lavorava con gruppi turistici a Mosca e sognava di avviare un’attività in proprio.
– Aprirò sicuramente un’agenzia di viaggi! Sono Ariete, e tutti gli Arieti raggiungono sempre i loro obiettivi! – esclamò l’autista con ottimismo, salutandoci all’aeroporto.
Anche Katya era Ariete.
Entrando nell’aeroporto, ci imbattemmo in un negozzio dei giornali e dei libri. Esaminando immediatamente il contenuto delle vetrine, Katya fissò alcuni libri e mi tirò per la manica.
– Guarda, eccolo, Kailash! Compriamoli tutti!
Si trattava di un libro in più volumi sulla “Città degli Dei” tibetana. Tutto ciò che riguardava la filosofia, il Tibet e l’Ignoto era molto importante per Katya. Perseguitata da sogni insoliti, voci misteriose e visioni spettrali fin dall’infanzia, era alla ricerca delle chiavi dei grandi misteri dell’Universo. Certo, si può ridere di queste cose ultraterrene, ma i sogni di Katya si avveravano. E persino io, notoriamente scettico, cominciai a credere ai segnali.
– Portare questi volumi? Che senso ha? – obiettai. – Compriamoli al ritorno.
Avevo programmato per la nostra vacanza di leggere il libro di Katya, ma in forma elettronica, la sua tesi di filosofia “Il senso della vita e della morte”. Un chilo in più di libri stampati nello zaino non mi causò altro che rifiuto.
Sull’aereo, Katya ricordava condividendomi con entusiasmo alcuni fatti interessanti sul misterioso Monte Kailash, situato nel lontano Himalaya, di cui a quel tempo non sapevo nulla.
– Darei qualsiasi cosa per raggiungere questa Montagna! Forse persino la mia vita! Dicono che lì ci sia un punto di confluenza di mondi paralleli, un portale, lo sai? Se sei pronto, ti lasceranno entrare! Molte persone sono andate al Monte Kailash, ma non tutte sono tornate indietro! Ed alcune di quelle tornate sono invecchiate all’istante! Sono sicura che il tempo scorre diversamente lì! Il Signor Roerich ha dipinto sia Kailash che le montagne vicine. Gli è stato permesso di entrare nelle grotte dove sono ancora conservati i corpi dei giganti, persone della razza precedente! Riesci a immaginare?!
Non capii molto del significato delle sue parole, ma le tirate entusiaste delle ragazze meritano un incoraggiamento.
– Sei Ariete, quindi arriverai sicuramente al Monte Kailash! Ma perché dovresti dare la vita per vederlo?
***
Alloggiammo in un bellissimo albergo, costruito nello stile di un castello medievale, in un luogo circondato da montagne che emergevano persino dal mare. Quel giorno pranzavamo in un ristorante sulla spiaggia e Katya mi ricordò di nuovo del suo “amato”.
– Ho sognato Kailash molto tempo fa, da bambina, e più di una volta. Stavo all’ingresso di una grotta e guardavo un grande specchio di pietra, come se qualcuno avesse levigato un pezzo di montagna con grande precisione. Mia madre si rifletteva nello specchio dietro di me. Mi sono voltata, ma non c’era mamma. Mi sono voltata verso lo specchio e lei stava ancora sorridendo…
Stavo per obiettare riguardo agli specchi di pietra, ma in quel momento un’anziana signora, che camminava lì vicino con una ciotola di zuppa, si fermò davanti a noi e passò la mano sopra la testa di Katya.
– Il canale è aperto! – disse ad alta voce. – Ed il pilastro è alto fino al cielo! La tua anima è così vecchia! È questa l’ultima volta che vivi qui?
Katya ed io ci guardammo, ma la donna se n’era già andata per la sua strada, evidentemente non desiderosa di entrare in discussioni.
***
Avevo prenotato un sacco di escursioni diverse. Quel giorno andammo a fare rafting sul fiume di 4° livello di difficoltà. Né io né Katya avevamo mai fatto rafting prima, e ci avevano promesso un’esperienza indimenticabile. Facevamo un lungo viaggio in auto attraverso le montagne in un vecchio minibus, ascoltando canzoni bellissime ma tristi.
– Se muoio, sarai triste? – mi chiese Katya all’improvviso e si aggrappò alla mia spalla.
– Di cosa diavolo stai parlando! – borbottai.
Ora, ripensando a questi episodi, mi chiedo perché non diciamo parole gentili ai nostri cari, non li sosteniamo nei loro momenti di tristezza. Era davvero difficile per me rispondere qualcosa del tipo: “Carina, certo, non sarò solo triste, dannatamente triste! Non morire per favore!” No, al contrario, brontolai!
Quando Katya indossò casco e giubbotto prima del rafting, sembrava una ragazzina di dodici anni, anche se dimostrava sempre meno della sua età. Volevo una figlia da Katya, ma per tutto il tempo – quanti anni? – rimandavo quella decisione importante “per un po’”.
Scattai una foto di Katya, con un fiume in tempesta ed una barca sullo sfondo. Firmammo un accordo secondo il quale gli organizzatori non si assumevano alcuna responsabilità per le nostre vite e cose del genere. Dopo una breve istruzione, ci lanciammo coraggiosamente “nella battaglia”, ignari ancora che in una delle rapide che avremmo incontrato, un turista come noi era morto da poco.
L’istruttore si chiamava Sam. Originario del Nepal, parlava inglese e conosceva qualche parola di russo. Vidi gli occhi di Katya illuminarsi.
– Sam, hai visto Kailash?! – esclamò Katya.
– Oh, Kailash! Questo è un monte grandioso vicino al mio paese! – rispose Sam con orgoglio, alzando lo sguardo al cielo.
In quel momento eravamo circondati da incantevoli paesaggi di montagne imponenti. E, a dire il vero, non capivo cosa potesse esserci di così straordinario in un Kailash! C’era un sacco di monti sulla Terra! Sembrava che fossi l’unico a non aver ancora cantato le lodi a quello Kailash.
Alla fine la nostra barca non si capovolse, anche se due uomini ne erano caduti fuori.
***
Passammo i due giorni successivi tra le rovine di antiche città.
– Sembra che io riesca a volare fino a quella colonna! – confessò Katya, in cima ad una collina senza nome con i resti di un tempio.
– No, no, non provarci! – la fermai.
– E le persone delle civiltà precedenti sapevano volare! Immagina, con la forza del pensiero, spostavano pietre pesanti e persino montagne!
– Mi stai parlando di nuovo di quello Kailash?! Cambia il monte! Ce ne sono tanti al mondo!
Katya strinse le labbra risentita e tacque, ma fra poco un abitante del posto si avvicinò a noi, offrendoci un volo in parasailing, e la mandai a volare prima sul mare e poi sulle montagne.
Katya era una ragazza introversa. Sì, una ragazza…
Sembrava che la sua tragica esperienza di vita, molto più grande della mia, avrebbe dovuto trasformare all’istante qualsiasi creatura in una vecchia, tuttavia Katya rimase giovane, una bambina nell’anima. Riusciva a combinare l’incongruo, era attratta da tutto ciò che era fuori dagli schemi, amava gli sport estremi ed a volte, a quanto mi sembrava, flirtava con la morte. Katya non ne aveva paura, mentre aveva paura… dei ragni! Figuratevi! Paura degli insetti, ma non di morire! Volenterosa e gentile, intelligente e bella – già una rarità – ed allo stesso tempo completamente indifesa, aveva chiaramente bisogno di una spalla maschile forte al suo fianco.
Probabilmente la amavo, ma avevo paura di ammetterlo a me stesso. Avevo paura delle responsabilità e di perdere la mia indipendenza. Non esprimevo apertamente il mio amore né viziavo Katya.
Per esempio, durante una passeggiata serale al mercato locale, lei vide una minuscola piramide di onice multicolore.
– Guarda, che bella! – esclamò Katya. – Le piramidi normalizzano, rafforzano e focalizzano l’energia, indirizzandola nella giusta direzione! Ed anche trasferiscono il terreno in celeste! Ogni piramide è vera magia! Dicono che l’intero complesso montuoso attorno al Monte Kailash sia una città di varie piramidi!
Quella piramide costava niente, ma ignorai con aria di sfida un indizio così palese. Perché non comprai a Katya un pezzo della sua agognata magia? Ero già geloso di Katya al Monte Kailash con tutte le fibre della mia anima e assolutamente indifferente alle piramidi, dato che non ci capivo nulla. Probabilmente, quella piramide non comprata, come penso ora, era la mia protesta inconscia, un rifiuto di ammettere che Katya sapesse qualcosa che non sapevo io, che durante la nostra vita condivisa lei fosse diventata più colta e progredita nell’Altromondo, fosse cresciuta molto, mi avesse superato in diversi modi…
***
Tornando nell’albergo dopo una passeggiata lungo il mare, sentimmo un grido improvviso alle nostre spalle e ci voltammo indietro. Un uomo con una maglietta bianca con il logo di una grande agenzia di viaggi, per qualche motivo, agitava disperatamente le mani, guardandoci a bruciapelo. Ci fermammo e l’uomo ci corse incontro.
– Vi siete dimenticati della nostra escursione notturna? – ci chiese l’agente.
– Cosa s’intende? – gli chiese Katya.
– Lei l’ha comprata da me mezz’ora fa al “Sun Hotel”! – esclamò l’agente di viaggi, tirando fuori il suo taccuino. – Ecco, Svetlana!
– No, Lei sta confondendo qualcosa. Non sono Svetlana, mi chiamo Katya!
– Inoltre, amico mio, – mi venne voglia di dimostrare la mia importanza, – siamo da un altro albergo e partiamo domani mattina. Quindi, non abbiamo tempo per le escursioni notturne!
– Caspita! Scusatemi! Vuol dire che la ragazza al “Sun Hotel” è la Sua copia esatta, Katya!
L’uomo si scusò di nuovo e se ne andò.
– Brutto segno, – disse Katya, incupendosi. – Le copie si incontrano poco prima della morte dell’originale. Oppure i propri cari vedono le copie di chi sta per morire.
– Dai! Non hai visto Svetlana!
Comunque, è inutile discutere con le donne. Così, io decisi…
…sì, la mia decisione! – è questo il problema! – è per questo che continuo a rivivere il nostro viaggio nella mia testa giorno per giorno…
Io decisi di tirarle su il morale! Invece di andare in camera a preparare i bagagli per il viaggio di ritorno, le suggerii di prolungare l’ultima notte di vacanza andando a vedere uno spettacolo all’aperto.
Quella sera, gruppi di danze locali si esibivano nell’area del nostro albergo. Tra una danza e l’altra, fachiri ed altri maghi mostravano dei trucchi, coinvolgendo i turisti. Katya era chiaramente annoiata.
– Stai sognando il tuo Kailash? – chiesi, trattenendomi a malapena per non essere sarcastico.
– Comunque, devo farlo. Dicono che chiunque percorra il Monte Kailash 108 volte non tornerà mai più sulla Terra! Ed io non voglio più incarnarmi!
Mi arrabbiai… e sì, ero io a spingere Katya sul palco, quando il fachiro cominciò ad invitare chi voleva una dose di adrenalina prima di andare a letto.
– Il tuo Kailash ti aspetterà! – dissi.
Due uomini in costumi nazionali fecero Katya sdraiarsi sul palco e le coprirono la pancia con una tavola di legno, ed il terzo, bendato, in piedi, dandole le spalle, cominciò a lanciare coltelli a Katya, da sopra la spalla, uno ad uno, senza sosta. E colpivano la tavola finché un altro coltello, volando via, non si schiantò sul palco, e quello lanciato dopo…
Riguardando periodicamente sul mio schermo interno, come un video, sia quella sera che i nostri anni passati insieme, mi incolpo sempre di più… Non per aver mandato Katya sul palco, perché non desideravo affatto la sua morte! Tuttavia, mi ero abituato così forte alla presenza costante di Katya da qualche parte nelle vicinanze, che smisi di apprezzare un piccolo miracolo nella mia vita, così melo portarono via…
Forse era il Kailash stesso…
Settembre 2003