Читать книгу Racconti di fantasmi. Edizione in Italiano - Alexandra Kryuchkova, Ар'лан ис'Дрекхэм - Страница 19

Parte I. AMAMI ORA!
11. Dai, forza!

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Lavoravo in un college di lusso come insegnante di scuola elementare. Avevo venticinque anni, ero piena di speranze e progetti per il futuro. La vita mi coccolava. Non mi negavo mai nulla e ottenevo tutto ciò che desideravo. I problemi mi evitavano, ed ero felice.

Quel college si trovava non lontano dalla città, in riva ad un bellissimo laghetto in una pineta. Da noi studiavano i bambini i cui genitori potevano pagare una sostanziosa retta annuale per il programma scolastico di standardo, a parte corsi opzionali ed attività extra, ed quei bambini vivevano da noi per l’intero anno scolastico, anche se i genitori potevano, naturalmente, portarli a casa per i fine settimana e le vacanze. Avevamo cibo delizioso. I dormitori erano arredati come le lussuose camere degli alberghi a cinque stelle, con vari design ispirati alle fiabe. Gli scolari passavano il loro tempo libero giocando, passeggiando ed in generale facendo quello che volevano, dato che quasi nulla era proibito. Quell’anno stavo reclutando la prima classe, temendo di non riuscire a trovare una lingua comune con i bambini. Tuttavia, mi adattai abbastanza presto e tutto andava bene. La classe si rivelò amichevole, i bambini erano talentuosi.

***

Prima di Natale, annunciai la riunione dei genitori con gli insegnanti, dopo la quale i genitori avrebbero potuto portare i loro figli a casa per le vacanze. Tornando all’edificio degli insegnanti la sera, notai una bambina con un cappotto di scoiattolo che sembrava aspettare qualcuno. Era Christina della mia classe.

– Cosa ci fai qui? – chiesi.

– E mio padre viene?

– Certo che viene! Vai in camera tua, si sta facendo tardi!

– Dai, Alice… Parlami! – mi disse Christina quasi in un sussurro, distogliendo lo sguardo.

Non sapevo come reagire alle sue parole. Nessuno degli scolari mi si rivolgeva in quel modo, dando del “tu” e stavo per rimproverare la bambina, ma poi, guardandola negli occhi tristi, cambiai idea. Inoltre, l’atmosfera natalizia era già nell’aria: la bufera di neve aveva trasformato i margini del bosco in una fiaba, nevicava ancora e le lanterne ammiccavano misteriosamente…

– Torna alla tua stanza, Chris! – ripetei, ma la ragazza non si mosse e rimase in silenzio, costringendomi ad aggiungere categoricamente: – Devo andare, ci vediamo domani!

Dissi una bugia, non avevo fretta, semplicemente non volevo rimanere da sola con lei. Dopo aver percorso circa dieci metri verso l’edificio del personale, sentii la sua voce chiamarmi:

– Alice, tu assomigli…

Tuttavia, non mi voltai…

***

Alla vigilia della riunione dei genitori con gli insegnanti, avevo programmato di fare una passeggiata lungo il lago con la mia amica, un’insegnante di seconda media, ma all’improvviso lei fu chiamata dal nostro preside e me ne andai a passeggiare da sola. Mi sedevo sulla panchina, quando Christina si materializzò accanto a me, come dal nulla.

– Perché sei sola, Chris? – chiesi.

– Mi piace così.

– Non ti piace giocare con gli altri bambini?

– No.

– Perché?

– Non sono come loro.

Volevo chiedere di nuovo “perché”, ma non dissi nulla.

– Dai, Alice… parliamo, – aggiunse Christina a bassa voce.

– Le ragazze perbene non parlano così con chi è più grande d’età!

– Parlerò così solo con te!

Vidi le lacrime nei suoi occhi, tuttavia, fin dall’infanzia ero disgustata dai piagnoni.

– Non è il modo di comportarsi! Unisciti ai tuoi amici! – le dissi con voce semi-imperiosa.

Christina si alzò in silenzio e se ne andò.

***

Tenni la riunione con i genitori dei miei scolari con successo. Quando tutti se ne andarono, lasciandomi sola in ufficio, Christina apparve alla porta.

– Non te ne sei ancora andata a casa? – le chiesi.

– Papà non è ancora arrivato, – mi rispose tristemente.

– E tua madre?

La bambina scrollò le spalle.

– Chiamiamo a casa? – suggerii.

– Dai, Alice…

“Oh, di nuovo queste familiarità!” – pensai.

Christina compose un numero di telefono e le risposero, ma rimase in silenzio e riattaccò.

– Numero sbagliato? – supposi.

Christina lasciò la stanza silenziosamente. La feci tornare e chiamai a casa loro me stessa. Mi rispose sua nonna. Disse che il padre di Christina sarebbe sicuramente venuto al college tra due settimane, dopo il suo viaggio d’affari. Passai l’informazione alla bambina, ma non ottenni niente in risposta.

– Perché hai riattaccato? – le chiesi di nuovo.

Chris si alzò e se ne andò in silenzio.

– Chris! – gridai, ma non si voltò nemmeno.

Mi arrabbiai e decisi di lamentarmi della bambina con suo padre.

***

Due settimane di vacanza volarono in un lampo ed i bambini tornarono a studiare. Devo ammettere che la mia classe era eccellente! Solo Christina mi metteva a disagio. Volente o nolente, vedevo quella strana bambina ogni giorno. Mi trafiggeva con il suo sguardo, perdevo la pazienza e la tormentavo per piccole cose. Non era un modo giusto di comportarmi, ma non potevo farci niente.

Finalmente arrivò il padre di Christina. Le portò molti giocattoli e dolci. La bambina non voleva lasciarlo andare.

– Tornerò a prenderti in estate, quando finirai le lezioni, andremo al mare. Ti piace il mare, vero?

Christina annuì ed improvvisamente la immaginai adulta: sarebbe diventata una bellezza e avrebbe fatto impazzire un sacco di uomini! Dopo l’incontro con suo padre, Christina si comportava molto meglio e non mi avvicinava più durante il suo tempo libero. Tuttavia, la bambina sembrava diventare ancora più introversa.

***

Un giorno, mentre cantavamo una canzone allegra (anche se, a dire il vero, molto stupida) durante la lezione di musica, improvvisamente notai che Christina non stava cantando. Come al solito, sedeva da sola all’ultimo banco, ma con le cuffie…

“Sta ascoltando un po’ di musica?! Che bambina viziata! Cosa si permette! Può fare tutto quello che vuole, ma ha solo otto anni!”

– Chris! – gridai con rabbia, avvicinandomi a lei.

La bambina strinse qualcosa con le sue piccole mani convulsamente.

– Dammelo subito!

– No! – mi rispose con fermezza.

– Se non mi dai il tuo giocattolo, chiamo i tuoi genitori oggi e non sarai più qui a studiare!

Christina aprì le dita impotente, si alzò e corse fuori dall’aula in lacrime. Quando la lezione finì, io accesi il suo lettore, ma invece della musica sentii una piacevole voce femminile. Capii che era la madre della bambina. Per qualche ragione, dovette trasferirsi in un altro paese per alcuni anni e, prima di partire, aveva preparato quell’audiolibro con le istruzioni per Christina.

***

L’anno accademico finì. I genitori stavano riportando i figli a casa. Ero seduta sulla veranda dell’edificio estivo, a leggere una storia d’amore. Il giorno dopo sarei partita per il mare, ignara che non avrei più insegnato lì, perché mi sarei sposata e trasferita in un altro paese.

Qualcuno mi si avvicinò silenziosamente da dietro e mi toccò delicatamente la spalla. Mi voltai e vidi Christina. Mi portò un mazzo di fiori che aveva colto. Esitavo a prenderli.

– Dai, Alice, forza! – mi disse Chris.

– Di nuovo?

Non mi rispose, ma si sedette accanto a me.

– Ti mancano i tuoi genitori? – le chiesi, cercando di non arrabbiarmi. – Vanno spesso in viaggio d’affari?

– È quello che dicono…

– Comunque, i viaggi d’affari finiscono prima o poi!

La bambina scrollò le spalle silenziosamente e sospirò. Un’altra macchina ci si avvicinò, ed il padre di Christina ne scese. La bambina gli si gettò al collo.

Essendosi avvicinato a me, lui iniziò a ringraziarmi per qualcosa, ma non sentii più nulla. Ricordai il comportamento orribile di sua figlia: si rivolgeva a me come ad una ragazzina, riattaccava il telefono, ascoltava il lettore e faceva quello che voleva. Non ricordo esattamente cosa dissi a suo padre in quel momento, ma lui mi ascoltava con calma.

– Le chiedo un perdono… Non si offenda, signorina! – mi disse lui tristemente, quando mi calmai.

Ci lasciò in due, invitando sua figlia a chiedermi perdono.

– Perdonami, Alice! Dai, forza! – disse la bambina con freddezza e sfida, chiaramente senza provare alcun rimorso.

Mi alzai bruscamente dalla panchina. Christina mi aveva chiesto persino perdono, rivolgendosi a me in quel modo! Feci qualche passo e sentii la sua voce.

– Tu assomigli…

Non mi voltai nemmeno. Lungo la strada, mi ricordai di aver lasciato sulla panchina i fiori, il regalo di Christina.

***

Mi sposai e tornai alla scuola il primo giorno del nuovo anno accademico per ritirare dei documenti. I miei scolari erano cresciuti, ma poco cambiati. Tra loro, non vidi solo Christina. La mia amica, l’insegnante, mi disse che la bambina era presente nell’elenco degli scolari.

Io e la mia amica andammo nell’ufficio del preside. Non mi importava molto di Christina. Avevo bisogno della firma del preside sui miei documenti. Tuttavia, la mia amica gli chiese perché la bambina fosse assente.

– Suo padre è un mio compagno di scuola, – rispose il preside. – Quando la madre di Cristina è morta l’anno scorso…

– Oh, sua madre è morta?! – esclamai sorpresa.

– Sì. Alla bambina è stato detto che sua madre era partita per un viaggio d’affari all’estero. La nonna di Christina, la madre del mio amico, non amava né sua nuora né Christina. Così ho consigliato a lui di portare la bambina qui.

– E perché non è venuta quest’anno?

– Christina e suo padre… sono scomparsi…

– Scomparsi?! – ero sbalordita.

– Sono andati al mare e non sono mai tornati. La polizia li sta ancora cercando… A proposito, Alice, era nella tua classe, vero?

***

Sono passati molti anni da allora, ed anch’io sono scomparsa dalla Terra. Tuttavia, bruciando nel falò dei ricordi varie storie della mia vita terrena, non riesco ancora a lasciar andare questa, perché ogni volta che il mio destino mi dava una triste lezione, sentivo una voce sussurrare: “Dai, Alice, forza!”

Luglio 2003


Racconti di fantasmi. Edizione in Italiano

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